GIOVEDì 24 APRILE 2014

Area Civile

♦ Comparsa Costituzione e Risposta avverso opposizione a decreto ingiuntivo; Iva di Gruppo e società Consortili

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Tribunale Ordinario di Roma

Sez. III - Dott. ________ - ud. 6 marzo 2012 - R.G.N. ________

Comparsa di costituzione e risposta

Per

La χ S.p.A., P. Iva ________, in persona del suo legale rappresentante pro tempore, Amministratore Unico, Dott. ________,

 elettivamente domiciliata in ________, Via ________, presso lo studio dell’Avv. Massimiliano Venceslai, Cod. Fisc. ________, n. fax ________  – PEC ________, dal quale è rappresentata e difesa, giusta procura in calce all’originario ricorso per ingiunzione di pagamento

Contro

La γ in persona del suo legale rappresentante pro tempore Rag. ________, rappresentata e difesa dall’Avv. ________, ed elettivamente domiciliata presso il Suo studio in ________, Via ________ n. ________

Premesso

- che con atto di citazione in opposizione al Decreto Ingiuntivo n. ________, notificato nel domicilio eletto della società χ S.p.A , la γ ha proposto opposizione avverso il decreto ingiuntivo n. 16817/11 R.G.N. ________ emesso dall’intestato ufficio mediante il quale veniva ad essere richiesta la somma complessiva di € ________ relativa al pagamento dell’IVA di gruppo, corrisposta all’erario dalla Società χ per conto della γ.

     A sostegno della dedotta impugnativa, controparte pur non eccependo nulla in ordine all’entità degli importi richiesti in decreto ingiuntivo, attribuisce al versamento dell’Iva di gruppo una diversa finalità rispetto a quella prevista dalla norma di cui all’art. 73 del D.P.R. n. 633/72 e art. 3 D.M. 13 dicembre 1979, riconducendola alla previsione di cui all’art. 2467 del cod. civ.

        Si costituisce a mezzo della presente comparsa di costituzione e risposta la χ S.p.A. come in epigrafe rappresentata difesa e domiciliata contestando quanto ex adverso esposto e dedotto sia in punto di fatto che in diritto per i seguenti motivi.

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Preliminarmente ci sia consentito, sia pur brevemente, di sottoporre all’attenzione del Giudicante le vicende societarie poste a fondamento della odierna domanda che costituiscono il presupposto in ragione del quale si è azionata la procedura monitoria.

1) La χ S.p.A. costituiva, come precisato nelle premesse del ricorso per ingiunzione di pagamento, l’Holding di una molteplicità di società per le quali provvedeva a versare l’IVA di gruppo ai sensi e per gli effetti dell’art.73 del D.P.R. n. 633/72 e art. 3 D.M. 13 dicembre 1979 (cfr. doc. n.1).

2) La χ, nella sua qualità di Holding del Gruppo forniva prestazioni di servizi amministrativi e finanziari a tutte le società (circa n. 35) che partecipava e che interessavano più settori di attività che andavano dall’alberghiero a quello turistico, dall’edilizia al commercio (cfr. doc. n.2);

3)  Tra le varie società controllate vi era la β S.p.A., controllata al 100% dalla χ, che a sua volta partecipava la γ di cui deteneva il 56%;

4) Nel marzo 2010, la β S.p.A., conferì il proprio complesso aziendale denominato Ramo D’azienda Costruzioni alla società β s.r.l., giusta rog. Not. ________ del 22 marzo 2010 rep. N. 83.552 racc. n. 19.335 (cfr. doc. n.3).

5) Quest’ultima società, nella quale era confluito il ramo d’azienda costruzioni relativo alle opere edili nel settore degli appalti pubblici fu successivamente venduta a soggetto estraneo al gruppo χ.

6) A sua volta la β S.p.A., anche al fine di evitare confusioni in ordine all’identità del nome tra le due società, cambiò la propria denominazione in χ Immobiliare giusta rog. Not. ________ del 19 luglio 2010 rep. N. 83.999 racc. n. 19.597 (cfr. doc. n.4).

9) Attualmente, pertanto, sussistono la β S.p.A., che controlla la γ (di proprietà di soggetto estraneo alla χ), la χ Immobiliare (che ha solo nel nome sostituito la vecchia  β S.p.A. ma che ha dismesso qualunque attività nel settore edile degli appalti pubblici) ed infine la χ S.p.A. che è stata oggi evocata in giudizio e che resta la Holding di tutte le altre società del Gruppo.

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Dall’esame dell’avversa opposizione emerge con chiarezza che gli importi richiesti non siano stati mai corrisposti dall’opponente.

Ma se ciò è vero risulta, e nell’avversa opposizione nulla depone per il contrario dal momento che non v’è stata alcuna contestazione sulle somme richieste e riconosciute in decreto, emerge di tutta evidenza lo scopo meramente defatigatorio dell’avversa opposizione che non è fondata nemmeno su prova scritta ma solo su una strumentale interpretazione della norma disciplinante le modalità di corresponsione dell’IVA di gruppo da parte delle società che costituiscono la Holding di un gruppo.

Si richiede pertanto sin d’ora la concessione della provvisoria esecuzione ex art. 648 cod. proc. civ. al decreto ingiuntivo opposto non essendo l’avversa opposizione fondata su prova scritta o di pronta e facile soluzione ed essendo non contestato nemmeno parzialmente il credito per il quale è stata richiesta ed ottenuta l’intimazione di pagamento contenuta nel decreto ingiuntivo oggi opposto.

Ciò precisato, si rileva che l’opposizione ex adverso proposta, è assolutamente infondata oltre che palesemente dilatoria e strumentale.

Come esposto nel ricorso per decreto ingiuntivo, la χ S.p.A. ha adempiuto agli obblighi fiscali derivanti dalla sua posizione di Società controllante ai sensi e per gli effetti di cui all’ultimo comma dell’art. 73 del D.P.R. n. 633/1972 e decreti ministeriali dettanti disposizioni di dettaglio.

Tale norma che disciplina l’istituto detto comunemente “liquidazione Iva di gruppo”, offre l’opportunità ai gruppi societari di razionalizzare gli adempimenti di liquidazione e versamento dell’Iva, attraverso il trasferimento all’ente o società controllante delle risultanze delle liquidazioni periodiche dell’imposta e dei conguagli annuali eseguite da ciascuna controllata.

La controllante effettua poi la liquidazione complessiva del gruppo  mediante la somma algebrica delle singole risultanze trasferite al gruppo e procede al versamento del dovuto.

Tale facoltà è consentita solo tra società di capitali, purché la Holding possieda una percentuale superiore al 50% del capitale delle società partecipate, fin dall’inizio dell’esercizio precedente.

La società che intende avvalersi di tale facoltà deve presentare apposita richiesta entro il termine della liquidazione dell’imposta relativa al mese di gennaio e la dichiarazione è valida solo per l’anno in cui avviene la presentazione e deve essere ripresentata ogni anno.

La χ S.p.A. ha effettuato tutte le operazioni previste dalla normativa e ha provveduto a versare con riguardo alla Società γ l’Iva dovuta.

La normativa su esposta ha carattere prevalentemente procedurale ed ha come ratio quella di facilitare gli adempimenti IVA in presenza di gruppi di società.

Tuttavia, come precisato dall’art. 73, ultimo comma, della legge n. 633/1972, le modalità di versamento dell’Iva, non incidono sulla titolarità del rapporto fiscale, atteso che ogni società del gruppo conserva la propria soggettività giuridica e tributaria, tanto è vero che l’ufficio delle imposte competente al controllo delle dichiarazioni di imposta ed all’applicazione di eventuali sanzioni è quello competente in relazione al domicilio fiscale di ciascuna società partecipante alla procedura.

Ciò sta a significare anche che la mera scelta del regime di adempimento delle liquidazioni Iva previsto dal citato art. 73 non può costituire un forma di finanziamento diretto o indiretto di soci, quale quello previsto dall’art. 2467 del cod. civ.

L’opponente, invero, nel tentativo di sottrarsi al pagamento del proprio debito nei confronti della χ S.p.A. debitamente documentato come da produzione offerta a corredo del ricorso per ingiunzione di pagamento, vorrebbe sostenere che il pagamento dell’Iva di competenza della γ sostenuto dalla χ, costituirebbe una forma di finanziamento i favore della stessa γ e che, conseguentemente, esso sarebbe inesigibile giusta il richiamo all’art. 2467 del cod. civ. il quale stabilisce che: “Il rimborso dei finanziamenti dei soci a favore della società è postergato rispetto alla soddisfazione degli altri creditori e, se avvenuto nell’anno precedente la dichiarazione di fallimento della società deve essere restituito.

Ai fini del precedente comma s’intendono finanziamenti dei soci a favore della società quelli, in qualsiasi forma effettuati, che sono stati concessi in un momento in cui, anche in considerazione del tipo di attività esercitata dalla società, risulta un eccessivo squilibrio dell’indebitamento rispetto al patrimonio netto oppure una situazione finanziaria della società nella quale sarebbe stato ragionevole un conferimento”.

In realtà, come vedremo, nessuno dei requisiti previsti dalla norma ai fini della postergazione del credito è presente nella fattispecie oggi sottoposta al Giudicante.

Ed invero.

L’Istituto della liquidazione dell’Iva di gruppo rappresenta solo una opportunità offerta ai gruppi societari ai fini di un celere e razionale adempimento di obblighi fiscali che continuano comunque essere obblighi che fanno capo a ciascuna delle società facenti parte del gruppo, e non può costituire una forma di finanziamento diretto e/o indiretto del socio in favore della società.

Infatti il pagamento dell’Iva costituisce adempimento di un obbligo fiscale già preventivato al momento della costituzione della società e permane indipendentemente dall’andamento dell’equilibrio tra il patrimonio netto della società e il suo indebitamento.

Il pagamento dell’Iva da parte della società controllante, essendo finalizzato all’adempimento di un obbligo fiscale, ha una causa tipica che non ha niente a che vedere con l’apporto di risorse finanziarie da destinare all’esercizio dell’impresa o degli scopi sociali.

Il pagamento dell’Iva da parte della società controllante in favore della controllata giammai, ancora, potrebbe rappresentare un versamento a titolo di finanziamento volto a celare un conferimento di capitale, giacché le somme sono predestinate all’assolvimento degli obblighi fiscali e quindi finalizzate a scopi che non hanno nulla a che vedere con quelli propri della produttività e dell’impresa.

In buona sostanza, la opzione effettuata in favore del regime dell’IVA di gruppo, non potrebbe mai di per sé rappresentare una forma di investimento di capitale di rischio in favore della società controllata, in quanto le risorse impiegate per il pagamento dell’IVA derivano pur sempre dalla società controllata e, pertanto, non è nemmeno concepibile una movimentazione di capitale dal socio o società controllante  nei confronti della società capitale.

Non solo.

La ratio dell’invocato art. 2467 del cod. civ. mira ad evitare che i soci e quindi, nel caso dei gruppi di società, le società controllanti, assumendo la veste di creditori finanziatori, possano determinare l’effetto di trasferire il rischio di impresa su altri creditori terzi estranei alla società. Per questo la norma prevede la postergazione, proprio a tutela degli altri creditori.

Tuttavia, il debito IVA sussisterebbe in capo alla società controllata, comunque, anche in assenza dell’opzione dell’istituto del pagamento di gruppo, solo che in tale ultimo caso la veste di creditore della società l’assumerebbe direttamente l’Agenzia delle Entrate piuttosto che la società controllante, sicché non è nemmeno concepibile che l’adempimento degli obblighi Iva secondo le modalità previste dall’art. 73 del D.p.r. n. 633/1972 possa essere un mezzo, con il quale, attraverso un sostanziale conferimento di capitale attuato attraverso il sistema del finanziamento indiretto, possa darsi luogo il trasferimento del rischio di impresa in capo a creditori terzi.

Inoltre e comunque, la tesi sostenuta da controparte oltre ad essere del tutto priva di qualsivoglia fondamento giuridico e fattuale, frutto più di un volo pindarico piuttosto che di un razionale collegamento tra istituti giuridici differenti, risulta del tutto priva di pregio giuridico, anche sotto il profilo dell’altro requisito previsto dall’invocato art. 2467 del cod.civ. in capo alla controllata γ.

Tal norma, precisa, sempre ai fini della postergazione, che il finanziamento, in qualsiasi forma effettuato, deve risultare concesso in un momento in cui, anche in considerazione del tipo di attività esercitata dalla società, risulti un eccessivo squilibrio tra fonti di finanziamento proprio (attività) e fonti di finanziamento di terzi (passività).

Orbene non solo non risulta documentata alcuna forma di squilibrio, ma, circostanza questa assorbente, non risulta che la società opponente sia stata dichiarata fallita, sicché non vi è ancora alcun credito da dover postergare.

Quanto sopra premesso e ritenuto la χ S.p.A. come in epigrafe rappresentata, difesa e domiciliata, precisa come segue le proprie

conclusioni

     “Piaccia all’Ill.mo Tribunale adito, ogni contraria istanza ed eccezione disattesa,

- in via preliminare, concedere la provvisoria esecuzione del decreto ingiuntivo opposto, ai sensi e per gli effetti dell’art. 648 c.p.c. non essendo l’opposizione fondata su prova scritta ed essendo non contestata in alcun modo la somma richiesta nel decreto ingiuntivo opposto;

- nel merito in via principale, rigettare l’avversa opposizione, perché infondata in fatto ed in diritto e per l’effetto confermare il Decreto Ingiuntivo n.16817/2011, R.G.N. ________;

- nel merito ed in via subordinata, nella denegata ipotesi che venisse revocato il Decreto Ingiuntivo opposto, condannare, comunque, γ, al pagamento della somma complessiva di € ________, così come risultante dagli allegati prodotti, o di quella diversa, maggiore o minore, somma che risultasse, comunque, dovuta, oltre interessi e rivalutazione monetaria decorrenti dal 31 marzo 2010 così come già richiesti e riconosciuti in decreto;

Con vittoria di spese, diritti ed onorari del presente giudizio oltre che delle spese generali da determinarsi nella misura del 12,50 %  a norma dell'art. 15 della Tariffa Forense, approvata con Decreto Ministeriale n. 127 dell’otto aprile 2004, del contributo soggettivo del 4%, dovuto alla Cassa Nazionale di Previdenza Avvocati e dell’imposta del 21% sul valore aggiunto.

Si allegano i seguenti documenti: 1) Copia allegato n. 1 e n. 2 al bilancio del 2008; 2) Copia rappresentazione grafica Gruppo χ; 3) Copia verbale assemblea rog. Not. ________ del 22 marzo 2010 rep. N. 83.552 racc. n. 19.335; 4) Copia verbale assemblea rog. Not. ________ del 19 luglio 2010 rep. N. 83.999 racc. n. 19.597;

Roma, 13 febbraio 2012

Avv. Massimiliano Venceslai

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